Ogm, Greenpeace risponde ai 109 Nobel

Ogm(Foto: Scott Barbour/Getty Images)

A seguito della lettera raccontata in un articolo di Wired Italia nella quale 109 premi Nobel chiedono a Greenpeace di cessare l’opposizione all’introduzione di una varietà di riso geneticamente modificato (ogm) in modo da ridurre nei consumatori la carenza di vitamina A, Greenpeace ha scritto a Wired Italia una replica che volentieri pubblichiamo:

In risposta alla lettera con cui diversi premi Nobel invitano alcune ONG – tra cui Greenpeace – a rivedere le proprie posizioni sul riso OGM conosciuto come “Golden rice”, Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia, dichiara:

“Respingiamo al mittente le accuse secondo cui staremmo bloccando il “Golden rice”, si tratta di falsità. Lo sviluppo di questo riso OGM si è rivelato essere finora fallimentare, e non una soluzione per la carenza di vitamina A, tant’è che dopo oltre venti anni anni di ricerche e finanziamenti questo progetto è ancora in alto mare. Come ammesso dallo stesso International Rice Research Institute (IRRI), non è stato ancora dimostrato che il “Golden rice” sia in grado di far fronte alla carenza di vitamina A. Quindi, per essere chiari, stiamo parlando di qualcosa che non esiste nemmeno”.

“Le aziende biotech cercano di esaltare questo riso OGM per spianare la strada di altri OGM per loro più redditizi. Il costoso esperimento del “Golden rice” non è riuscito a produrre risultati negli ultimi venti anni e ha solamente distolto attenzione e risorse da metodi non solo efficaci, ma soprattutto già esistenti. Invece di investire in questo oneroso esercizio di pubbliche relazioni, dobbiamo affrontare la malnutrizione attraverso una dieta più varia e un accesso al cibo più equo”.

Per Greenpeace produrre cibo sano non serve solo a combattere la malnutrizione, ma è anche uno strumento per adattarsi ai cambiamenti climatici.

“Per questo nelle Filippine, dove si svolge la ricerca sul “Golden rice”, stiamo già lavorando con contadini e altre ONG per aumentare la resilienza climatica in agricoltura», continua Ferrario. “C’è una reale possibilità per i governi e la comunità filantropica di sostenere questi sforzi attraverso l’investimento in agricoltura ecologica resiliente ai cambiamenti climatici. Dobbiamo permettere agli agricoltori di accedere a una dieta equilibrata e nutriente, invece di vanificare risorse per questo riso OGM”, conclude.

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