Antartide: diminuisce il buco nell’ozono, ma i pinguini continuano a soffrire


(Foto: Vanderlei Almeida/Getty Images)

Antartide, una buona e una cattiva notizia in arrivo. Cominciamo dalla prima: stando a un lavoro appena pubblicato su Science, il famigerato buco nell’ozono sui cieli del Polo Sud sta timidamente iniziando a richiudersi, soprattutto grazie all’applicazione dei divieti internazionali, in vigore da quasi vent’anni, sulla produzione, commercializzazione e utilizzo di sostanze che danneggiano l’ozono. La cattiva notizia, invece, riguarda i pinguini: come racconta sulle pagine di Scientific Reports un’équipe di ricercatori della University of Delaware, infatti, le colonie di pinguini di Adelia (la specie più diffusa al polo sud; l’altra è quella dei pinguini imperatore) potrebbero diminuire fino al 60% prima della fine del secolo, a causa dei cambiamenti climatici in atto.

“Ci aspettiamo che il buco si rimpicciolisca, anche se molto lentamente”, hanno scritto gli autori dello studio relativo al risanamento dello strato di ozono, del Massachusetts Institute of Technology, guidati da Susan Salomon: “Ora possiamo essere certi che i provvedimenti che abbiamo preso — il più importante è il protocollo di Montreal, siglato nel 1987 — hanno riportato il pianeta sulla strada giusta. Abbiamo deciso collettivamente di liberarci delle molecole che danneggiano l’ozono. Ce ne siamo liberati, e il pianeta sta rispondendo bene”. L’ozono è così importante perché scherma la Terra dalla radiazione ultravioletta, responsabile, tra le altre cose, di danneggiare la catena alimentare degli oceani, alterare il ciclo vitale delle piante e favorire l’insorgenza di tumori della pelle e cataratta negli esseri umani. Stando alle misurazioni effettuate dagli scienziati una volta ogni anno dal 2000 al 2015, nell’ultimo quinquennio il buco nell’ozono si è rimpicciolito di circa 4 milioni di chilometri quadrati, un’area più grande dell’India.

Restiamo in Antartide e arriviamo al punto dolente. Ossia la sofferenza dei pinguini. “Mentre in passato”, scrivono gli autori del lavoro, “le popolazioni di pinguini di Adelia avevano beneficiato dei cambiamenti climatici, oggi non è più così”. L’aumento delle temperature, infatti, potrebbe presto diminuire la qualità del cibo e la disponibilità di siti dove costruire il nido e nascondere le uova. Secondo le previsioni più ottimistiche, i pinguini potrebbero decidere di spostarsi in aree dove il clima è rimasto relativamente inalterato, preservando così la sopravvivenza della specie. Lo scenario più infausto, invece, prevede che un terzo della popolazione attuale di pinguini di Adelia scompaia entro il 2060, e due terzi entro il 2099.

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