Change.org sotto la lente del Garante della Privacy

Change.org, la piattaforma internazione che consente di lanciare campagne online per diversi scopi, anche sociali, finisce sotto l’occhio del Garante della privacy, che ha annunciato oggi l’apertura di un’istruttoria per capire come vengono trattati i dati degli utenti.

Il Garante parla di intervento “necessario” , al seguito di “un’analisi preliminare” già effettuata dal Garante sul sito, “anche alla luce di notizie pubblicate sui media” : il riferimento va quindi a un’inchiesta dell’Espresso, dal titolo Così Change.org vende le nostre mail, dove si parlava di uso dei dati personali per la profilazione e la vendita nell’ambito delle petizioni sponsorizzate. La stessa organizzazione aveva risposto, anche pubblicamente su Facebook, negando l’idea delle vendita delle email, “magari a liste o blocchi interi”. E spiegando che le petizioni sponsorizzate sono chiaramente identificabili e che ognuno può “accettare se firmare o meno” e che in tal caso si potrebbe essere contattati via mail da un’organizzazione non profit che sostiene la petizione. Servizio che però è in via di estinzione, per scelta già programmata.

Il Garante, come annunciato oggi, vuole quindi che la società fornisca “ogni elemento – anche di carattere tecnico – utile a valutare le misure adottate per tutelare la riservatezza degli utenti italiani“.Spetterà quindi all’authority valutare se le modalità di trattamento dei dati sono adeguate e in che modo si acquisiscono le informazioni: come sottolineato dal Garante in passato, in altri contesti, conta molto l’aspetto informativo all’utente e anche la fruibilità delle informative sulla riservatezza.

Inoltre, il Garante ha interesse anche per “il numero degli utenti italiani di Change.org, il luogo dove sono situate le banche dati, il tempo di conservazione dei dati, la possibile comunicazione a terzi, le misure di sicurezza e le tecniche di anonimizzazione eventualmente adottate”.

Change conferma che ha ricevuto dal Garante un “invito a fornire un riscontro” sulle “procedure e tecniche utilizzate nel trattamento dei dati per gli utenti italiani” e che “ha preso atto delle domande poste dall’authorithy e si impegna a rispondere nei termini indicati, con fiducia nel buon esito, spirito di collaborazione e nel pieno rispetto delle norme. Niente più di questo”. Inoltre, tornando su caso sollevato dall’Espresso, si ribadisce che Change “non vende gli indirizzi email” ma “offrivamo in modo trasparente, pubblico e legale un servizio di lead generation, che si rivolgeva in Italia esclusivamente ad enti non-profit”. Tuttavia si chiarisce che il servizio delle petizioni sponsorizzate sta per cessare, al fine di “orientarci verso un modello di sostentamento che sia ancora più in linea con la nostra missione” 

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